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L'inutilità dei manganelli (specie se tricolore)

Sotto il rumore, per un po’, silenzio e buio. Ora, la luce comincia a riaccendersi qua e là. Il silenzio si tramuta in un onda di parole. Di persone. È persino bello, per me, nella sua atroce realtà di rivoluzione. Mi commuove perché è un mare poco mosso di gente, che si appresta a diventare burrasca appena il vaso sarà completamente pieno. Il vaso del nostro particolarissimo futuro. Loro parlano di futuro ma non sanno cosa sia, perché guardano ai loro figli senza speranza, con la certezza arrogante che appartengano ad un mondo a parte, dove non solo la sopravvivenza è garantita. Di più. È garantito l’ingarantibile. Il superfluo.

Noi parliamo di futuro perché i nostri genitori alla nostra età avevano già lavoro, famiglia e responsabilità. Noi ci sentiamo chiamare ‘bamboccioni’ sanguisuga, ma sono loro (considerati vecchi da una ventina d’anni, nonostante i lifting-rinfoltimenti) a trattenerci a terra senza uno sputo di progetto. Vorremmo tanto lavorare, e lavorare bene. Aspirare a certi ruoli, sognare una vita autonoma e dignitosa, senza esser costretti a prostituirci ed essere schiavizzati o, nel migliore dei mondi possibili del coraggio, andare via senza voltarsi, in barba alle radici e alle lotte sospese. In barba ai silenziosi status quo dei faccendieri, dei baroni-finanzieri-immobiliaristi-piduisti-mafiosi che hanno fatto fallire l’italia e da troppo sghignazzano davanti a regole, leggi, senso di civiltà e morale, sapere, puro altruismo e altruismi con varie vesti.

Non è sufficiente sorridere per un presidente americano nero (o abbronzato?), la nostra lotta dovrebbe prescindere dal vuoto parlare di cose lontane quando sappiamo così poco di ciò che abbiamo intorno. L’america sarà solo il prossimo paese a investire nel futuro perché chi l’aveva governata fino a qualche tempo fa l’ha ridotta uno scempio di debiti, menzogne e morte (guerre, nucleare, multinazionali e violazione delle emissioni di CO2). In italia il discorso si sintonizza su una parola sola: vergogna. Leggi vergogna. Impunità e disuguaglianza davanti alla legge, segate indiscriminate a scuola e ricerca. Leggi che fanno una ‘discriminazione temporanea positiva’ in barba agli articoli della costituzione che lo vietano espressamente. Proposte oscene come prendere le impronte ai bambini ‘non italici’ o salvare quel tumore di imprenditori (o capitani coraggiosi) pagati con stipendi inimmaginabili (tutti soldi nostri) per far fallire le loro aziende (tanto a loro restano liquidazioni miliardarie, cioè a dire: “Eih, ben fatto!”) mentre i lavoratori vanno a casa, mandando a puttane esistenze intere. È gente già condannata, cazzo! Che ha continuato a delinquere imputridendo tutto ciò che toccava: la vogliono risalvare perché, giustamente, devono godersi il frutto di cotanta creatività imprenditoriale. Magari nel loro paradiso fiscale di fiducia.

Ci stiamo preparando. Senza armi. Questo sia ben chiaro. Con l’intelligenza e la rabbia che continuano a crescere, perché ci dobbiamo adattare per non estinguerci. Formiamo già una rete e i loro input rendono la nostra risposta sempre più vicina e inevitabile. Nonstante gli squadristi violenti e la disinformazione e la distrazione di massa. Nonostante la loro autolegittimazione e vecchi piduisti che tornano nello showbiz per battezzare erede del ‘sogno massonico’ colui che ci ha plasmato con pubblicità e una sistematica disinformatja attraverso il suo esercito di leccaculo, politico per costrizione (‘sennò finivo in carcere e pieno di debiti”) e imprenditore-imperatore per unzione craxiano-mafiosa.

Senza armi, ci riprendiamo i nostri giorni e i nostri luoghi.

Pubblicato il 10/11/2008 alle 14.39 nella rubrica diario.

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