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submynoise

12 febbraio 2010
maschile singolare
nella bufera è difficile vedere le cose. sentire oltre il freddo. dare il giusto valore ad ogni singolo tocco sulla pelle inerte. improvvisamente via le nubi, il cielo è aperto e l'aria trasparente e se vuoi puoi rimpiangere l'inverno.
noi lavoratori siamo nella bufera, perdendo il lavoro, la dignità e la salute. si ammala un nodo: si perdono dueallaics connessioni. il potere nella bufera sembra non esserci mai. il potere dello stato e dell'antistato, il potere occulto e quello palese. noemi d'addario ciancimino dell'ultri mangano marrazzo mastella bersani del turco de luca cosentino sandokan began masi saccà vespa che sembra tutto essere uscito da una di quelle commedie dell'assurdo che puoi ridere ma sei certo che non accadrebbe mai nella realtà.
il freddo punge e la rabbia esplode.
noi combattiamo ora dopo ora per un pezzo di pane e loro dicono dategli i croissant. non c'è intersezione. non è rappresentanza. giocano da soli ad un giochino sordido in cui le pedine sono le nostre misere vite e fottere il prossimo l'obiettivo finale. e a fottere il prossimo ci stiamo allenando tutti perchè è questa la lezione che andiamo a seguire in tv nelle aule delle scuole per strada in metropolitana su feisbuk in parrocchia sui giornali al bar nelle oscurità di ognuno di noi.
chi sa un po' di verità sembra una mosca impazzita che vorrebbe uscire e far evadere tutti liberi tutti! e non capisce che è un vetro trasparente e spesso che ci separa dalla libertà.
ho capito 3 cose:

droga sesso potere manipolazione soldi - sinonimi concatenati del vuoto a perdere
implica che
la conoscenza e la partecipazione e l'informazione - vanno epurati
implica che 
l'uomo non può non essere bestia ma può essere umano
chiesa stato mafia massoneria sono sovrastrutture fragili da maneggiare con cura che se ti perdi leredini va tutto sottosopra e la polizia che dovrebbe difenderti ti uccide la magistratura che è organo di controllo viene controllata dai controllati che se paghi le tasse sei uno scemo e se vuoi essere onesto ti devi nascondere e che c'è un grossissimo conflitto di interessi tra le palle che girano e la mia vita che va a puttane.
le assenze ci vogliono ogni tanto, anche se non ti ripuliscono come dovrebbero.

Nel frattempo è nato il Fatto Quotidiano, Annozero continua a pompare sangue e so che me ne devo andare da qui.
hasta siempre







permalink | inviato da SubnOisE il 12/2/2010 alle 15:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10 novembre 2008
L'inutilità dei manganelli (specie se tricolore)

Sotto il rumore, per un po’, silenzio e buio. Ora, la luce comincia a riaccendersi qua e là. Il silenzio si tramuta in un onda di parole. Di persone. È persino bello, per me, nella sua atroce realtà di rivoluzione. Mi commuove perché è un mare poco mosso di gente, che si appresta a diventare burrasca appena il vaso sarà completamente pieno. Il vaso del nostro particolarissimo futuro. Loro parlano di futuro ma non sanno cosa sia, perché guardano ai loro figli senza speranza, con la certezza arrogante che appartengano ad un mondo a parte, dove non solo la sopravvivenza è garantita. Di più. È garantito l’ingarantibile. Il superfluo.

Noi parliamo di futuro perché i nostri genitori alla nostra età avevano già lavoro, famiglia e responsabilità. Noi ci sentiamo chiamare ‘bamboccioni’ sanguisuga, ma sono loro (considerati vecchi da una ventina d’anni, nonostante i lifting-rinfoltimenti) a trattenerci a terra senza uno sputo di progetto. Vorremmo tanto lavorare, e lavorare bene. Aspirare a certi ruoli, sognare una vita autonoma e dignitosa, senza esser costretti a prostituirci ed essere schiavizzati o, nel migliore dei mondi possibili del coraggio, andare via senza voltarsi, in barba alle radici e alle lotte sospese. In barba ai silenziosi status quo dei faccendieri, dei baroni-finanzieri-immobiliaristi-piduisti-mafiosi che hanno fatto fallire l’italia e da troppo sghignazzano davanti a regole, leggi, senso di civiltà e morale, sapere, puro altruismo e altruismi con varie vesti.

Non è sufficiente sorridere per un presidente americano nero (o abbronzato?), la nostra lotta dovrebbe prescindere dal vuoto parlare di cose lontane quando sappiamo così poco di ciò che abbiamo intorno. L’america sarà solo il prossimo paese a investire nel futuro perché chi l’aveva governata fino a qualche tempo fa l’ha ridotta uno scempio di debiti, menzogne e morte (guerre, nucleare, multinazionali e violazione delle emissioni di CO2). In italia il discorso si sintonizza su una parola sola: vergogna. Leggi vergogna. Impunità e disuguaglianza davanti alla legge, segate indiscriminate a scuola e ricerca. Leggi che fanno una ‘discriminazione temporanea positiva’ in barba agli articoli della costituzione che lo vietano espressamente. Proposte oscene come prendere le impronte ai bambini ‘non italici’ o salvare quel tumore di imprenditori (o capitani coraggiosi) pagati con stipendi inimmaginabili (tutti soldi nostri) per far fallire le loro aziende (tanto a loro restano liquidazioni miliardarie, cioè a dire: “Eih, ben fatto!”) mentre i lavoratori vanno a casa, mandando a puttane esistenze intere. È gente già condannata, cazzo! Che ha continuato a delinquere imputridendo tutto ciò che toccava: la vogliono risalvare perché, giustamente, devono godersi il frutto di cotanta creatività imprenditoriale. Magari nel loro paradiso fiscale di fiducia.

Ci stiamo preparando. Senza armi. Questo sia ben chiaro. Con l’intelligenza e la rabbia che continuano a crescere, perché ci dobbiamo adattare per non estinguerci. Formiamo già una rete e i loro input rendono la nostra risposta sempre più vicina e inevitabile. Nonstante gli squadristi violenti e la disinformazione e la distrazione di massa. Nonostante la loro autolegittimazione e vecchi piduisti che tornano nello showbiz per battezzare erede del ‘sogno massonico’ colui che ci ha plasmato con pubblicità e una sistematica disinformatja attraverso il suo esercito di leccaculo, politico per costrizione (‘sennò finivo in carcere e pieno di debiti”) e imprenditore-imperatore per unzione craxiano-mafiosa.

Senza armi, ci riprendiamo i nostri giorni e i nostri luoghi.


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permalink | inviato da SubnOisE il 10/11/2008 alle 14:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
30 ottobre 2008
L'inutilità della dialettica
sotto il maledetto rumore un'altra voce, un altro nodo. mi connetto al suo mondo, per vederci meglio in questa confusione. mi restituisce in output un pensiero irriverente che metto a disposizione di chi legge:

Innanzitutto rivolgo a tutti cordiali saluti; sono uno studente della facoltà di scienze politiche. Probabilmente dovrei scusarmi in anticipo ( e lo faccio) con il propositore di questa discussione, in quanto la lettera-astratta, mia opinabilissima riflessione, insiste sull’interpretazione più restrittiva- ed esplicitamente sconsigliata- del tema: l’uomo e la donna (o viceversa).

Tuttavia penso che, allo stato attuale, sia opportuno riflettere, chiarire e chiarirsi sul mondo delle cose prima di volgere lo sguardo alle idee pure.


Alla Cortese Attenzione delle Autorità Ecclesiastiche di Ogni Religione (Oppure, in Alternativa, Direttamente all’Altissimo)!


Ogni società vive e si evolve nel perseguimento di un interesse-vantaggio che, tuttavia, è sempre legato al vantaggio immediato ed egoistico di ogni singola cellula del sociale.

Questa constatazione rileva un peccato originale ed, al contempo, un coerente e chiaro punto di partenza per qualsiasi possibile, futuribile, optimum convivere. Vorrei trattare un tema delicato ed apparentemente controverso; vorrei dimostrare l’inutilità della dialettica obbligatoriamente contrapposta; vorrei, scrivendo, riflettere e conoscere meglio il fenomeno più importante che Dio, la Natura, ha(nno) imposto all’umana umanità (e non solo: anche a quella disumana ed agli animali); vorrei riflettere sulla famiglia… la famiglia… fondata sul matrimonio, certo… tra un uomo ed una donna, certo… è cosa buona e giusta.

Storicamente la famiglia è tale da ricomprendere tanto i lignaggi sanguigni quanto, dopo il ritorno e la volontaria sottomissione, i “famoli”, clienti, soggetti e sottoposti al prevalente diritto del sangue e che però, nella dialettica figura hegeliana del servo\padrone, son riusciti a dare il nome a questa istituzione.

In un cartone animato si affermava, coraggiosamente, “famiglia vuol dire che nessuno rimane fuori”; famiglia vuol dire affetto, sentimento, istinto d’amore e protezione reciproca, fratellanza, tolleranza, disponibilità; valori religiosi, cristiani… certo, ma anche valori umani, se non altro di quella umanità potenziale che nel nucleo dell’uomo (e, soprattutto, del bambino) la fa da padrona.

Concretamente, la famiglia è fondata sull’unione di un uomo ed una donna che, inizialmente egoisticamente e all’abbisogna, si attraggono, si cercano, si trovano e solo poi si sentono stretti da un misterioso legame di gioia e candore, puro e buono, altruista e cosciente. Ma sono i poli cattivi e perversi che inducono alla ricerca del buono, così come è la società malata che ci può far pensare e poi aspirare ad una società migliore1.

Io sono un famolo, soggetto, dipendente (almeno economicamente) e “schiavo” dei miei padri; sono l’ultimo arrivato, il povero, il debole e vinto che, in base alla legge della natura, può solo soccombere. Eppure io sono il vincente; sono considerato dai miei padri il principe e re; mi vogliono bene e farebbero tutto per me; io detto i tempi e comando le azioni; e di contro anch’io ho un’irrefrenabile voglia di servire sempre, anche se poi, alla fine, finisco per essere sempre servito.

Questa è la famiglia; quante belle qualità. Niente nel vivere associato può avere più forza di questa, niente può protendere a qualcosa di più bello, di più puro, giusto… perfetto!

E allora, fondata sul matrimonio, sul contratto, sulla disponibilità o sulla fiducia; tra un uomo ed una donna, tra due donne, tra un arabo ed un israeliano, perché limitare questa forza potenziale in grado di redimere la cattiveria dell’uomo, perché fossilizzarsi sull’unico Dio dall’unica Verità, perché non provare ad estendere e coltivare al massimo i legami positivi nella speranza che ciò costituisca linfa benigna dell’albero della vita?

Io vorrei sposarmi… con una donna… ma questi sono i miei istinti migliori… e vorrei che la società mi concedesse il diritto di coltivarli e raccoglierli; è solo così, raccogliendo i miei, posso nella gratitudine e nella gioia riconoscere, tollerare, amare gli istinti degli altri… che hanno pari dignità dei miei, sono egualmente giusti o sbagliati, sono egualmente fonte di un vivere assieme tanto inevitabile quanto potenzialmente bello.

E allora mi chiedo, perché se un tumore dovrebbe essere accettato (forse giustamente) come una grazia ed una prova del Cielo (dal singolo e dall’uomo)… l’omosessualità dovrebbe essere satana in fieri?

1 …e qui si offre cosa degna di riflessione per intendere quanto gli uomini dello stato ferino fossero stati feroci e indomiti dalla loro libertà bestiale a venire all’umana società: che, per venir i primi alla prima di tutte, che fu quella de’ matrimoni, v’abbisognarono per farglivi entrare, i pungentissimi stimoli della libidine bestiale e, per tenerglivi dentro, v’abbisognarono i fortissimi freni di spaventose religioni, come sopra si è dimostrato. Da che provennero i matrimoni, i quali furono la prima amicizia che nacque al mondo. Gianbattista Vico, La Scienza nuova, lib. II, sez. IV, cap. I.


CV

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permalink | inviato da SubnOisE il 30/10/2008 alle 14:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
21 ottobre 2008
la mia voce
c'è il rumore di fondo. e non si capisce davvero niente, hai la testa vuota e non senti altro che maledetto rumore. confuso. e sconcertante. altre volte riesci a riconoscere una rete sincronizzata che risalta nel non senso di quel rumore. è una rete di voci, e ,dentro, il mio nodo solitario: nudo e personale quanto i pensieri e la rabbia che mi si agitano dentro.
vorrei presentarmi così, ed entrare nella rete delle possibilità con un peso prossimo allo zero, scambiare messaggi e informazioni e idee e scopi. e strumenti. e aumentare il mio peso, la forza delle mie connessioni con nodi simili a me e allo stesso tempo lontanissimi.
la domanda ricorrente, l'input interno, è sempre la stessa e per una specie di inerzia viene inserita ciclicamente nella mia 'memoria di lavoro': cosa posso fare?
cosa-posso-fare. un domandone.
premesso che per il momento ignorerò la questione persone-che-muoiono-di-fame e posti-dove-c'è-la-guerra, vicino a me c'è un occidente alla deriva. l'invenzione del secolo, la speculazione ha fatto marcire la società civile cosiddetta capitalistica.
in italia: un titanic dove tanta gente ha già l'acqua sotto i piedi e comincia ad annusare freddo, corre a allertare gli altri che non lo sanno o non hanno capito; i piani superiori forse hanno pance occupate, ma più probabilmente hanno la sicurezza di essere sempre e comunque salvi, il pensiero della scialuppa li accarezza dolcemente mentre simulano immani tragedie.
la terza classe non ci sta. non ci stanno i precari della ricerca e della scuola, non ci stanno gli 'esuberati' da alitalia o le nostre bollette sulle quali riverseranno la 'bad company', gli sfra(u)ttati dalle banche, le vittime delle multinazionali e delle associazioni a delinquere di stampo mafioso e/o massonico.non ci stanno gli immigrati, perchè se questa la chiami integrazione sei un demente. non ci stanno i magistrati, che dopo ripetuti tentativi di disinnesco, stanno cercando di disarmare. non ci stanno i giornalisti seri, riparati sotto la tettoia della verità contro la pioggia di veleno elargita dai mezzi di disinformazione (tv, radio, giornali). non ci sta chi fa opposizione seria a tutta questa vergogna, mentre chi dovrebbe farla insegue il 'leaderdellacoalizioneanoiavversa' supplicando un dialogo. non ci stiamo noi. coi nostri blog. le nostre manifestazioni e referendum. le nostre telecamerine nei consigli comunali o nei posti dove c'è da chiamare le cose con il loro nome. nei teatri. nelle librerie.
le nostre voci nella rete che cresce e si scambia input.
e, a peso quasi-zero (per ora), la mia.
piacere.
sc

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permalink | inviato da SubnOisE il 21/10/2008 alle 22:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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